Censimento nidi di Caretta caretta in Italia: circa 280 nidi nella prima settimana di agosto 2026

Nella prima settimana di agosto 2026, sono stati censiti circa 280 nidi di tartaruga marina Caretta caretta lungo le coste italiane, segnando un rallentamento rispetto agli anni precedenti.

Nidi di Caretta caretta lungo le coste italiane

In Breve

Quanti nidi di Caretta caretta sono stati censiti in Italia nel 2026?
Circa 280 nidi sono stati censiti nella prima settimana di agosto 2026.
Quali sono le regioni italiane con il maggior numero di nidi?
La Sicilia, Calabria, Puglia e Campania sono le regioni con il maggior numero di nidi.
Quali sono le principali minacce per i nidi di Caretta caretta?
Le principali minacce includono l'inquinamento luminoso e la pulizia meccanica delle spiagge.

Nella prima settimana di agosto 2026, circa 280 nidi di tartaruga marina Caretta caretta sono stati censiti lungo le coste italiane. Questo numero segna un rallentamento significativo rispetto alle stagioni recenti, che avevano visto oltre 700 nidi nel 2025. La diminuzione è parte delle dinamiche naturali della specie, poiché le femmine non depongono uova ogni anno. Dopo una stagione riproduttiva, è necessario un periodo di recupero di due o tre anni per ricostituire le riserve energetiche necessarie per la deposizione di un nuovo carico di uova.

Negli ultimi anni, i dati relativi ai nidi di Caretta caretta in Italia hanno mostrato fluttuazioni significative: nel 2021 sono stati registrati 189 nidi, nel 2022 solo 96, mentre nel 2023 e 2024 i numeri sono saliti rispettivamente a 326 e 486. Nel 2025, il numero ha superato i 600 nidi, rendendo il 2026 un anno di transizione.

L’Italia è diventata, negli ultimi dieci anni, una delle principali aree di nidificazione del Mediterraneo occidentale. Questo fenomeno è stato favorito dal riscaldamento delle acque e dall’aumento della popolazione di tartarughe marine nel Mediterraneo. La distribuzione regionale dei nidi mostra la Sicilia in testa con circa 129 nidi, seguita da Calabria (50), Puglia (38) e Campania (37). Sono stati segnalati anche 9 nidi nel Lazio, 7 in Toscana, 5 in Sardegna, 4 in Basilicata e 1 in Abruzzo. Tuttavia, le cifre per alcune regioni, in particolare Calabria e Puglia, sono provvisorie, poiché non tutte le reti di monitoraggio forniscono dati prima della chiusura della stagione.

I dati complessivi derivano dall’incrocio delle informazioni raccolte dai progetti europei Life Turtlenest e Life Adapts, dalle reti regionali e locali e dalle informazioni disponibili online. Ricercatori coinvolti nel monitoraggio hanno notato che cali simili sono stati registrati in Spagna, Francia e in molte aree storiche di nidificazione del Mediterraneo orientale, suggerendo fluttuazioni cicliche su scala mediterranea.

Le pressioni antropiche sugli arenili rappresentano una criticità per la specie. La pulizia meccanica delle spiagge è considerata dannosa e, secondo la normativa comunitaria e nazionale, è vietata in quanto può deteriorare o distruggere i siti di riproduzione. Segnalazioni documentano violazioni su numerosi litorali, sia all’interno che all’esterno delle aree protette.

Un’altra minaccia significativa è l’inquinamento luminoso. Le femmine di Caretta caretta depongono le uova di notte, preferendo spiagge buie. Le luci artificiali possono ostacolare la deposizione o disorientare i neonati al momento della schiusa, con conseguenze fatali per le nuove tartarughine.

Per affrontare questi rischi, sono in corso interventi pilota. A Marina di Ascea, è previsto l’avvio di un impianto di illuminazione pubblica ‘turtle friendly’, con lampioni schermati, a spettro caldo e orientati verso il basso, per ridurre la dispersione luminosa verso l’arenile durante il periodo riproduttivo. Sono state anche elaborate linee guida per la riduzione dell’inquinamento luminoso, rivolte a Comuni, gestori di stabilimenti balneari e operatori turistici.