Assonime e Borsa Italiana: proposte fiscali per incentivare gli investimenti in azioni

Assonime e Borsa Italiana propongono un pacchetto di misure fiscali per stimolare gli investimenti nel mercato azionario italiano.

Proposte fiscali per investimenti azionari

In Breve

Quali sono le proposte di Assonime e Borsa Italiana?
Proposte fiscali per incentivare gli investimenti in azioni attraverso conti di risparmio e bonus IPO.
Come funziona il trattamento fiscale per i conti di risparmio?
Tassazione minima dello 0,7% annuo e esenzione dall'imposta di successione per investimenti in azioni.
Chi può beneficiare del bonus IPO?
Imprese con fatturato fino a 1 miliardo di euro per coprire spese di quotazione e permanenza in listino.

Per stimolare un maggiore afflusso di risparmio verso il mercato azionario, Assonime e Borsa Italiana hanno presentato un pacchetto di proposte focalizzate sul profilo fiscale, con l’intento di inserirle nella prossima legge di bilancio. Questa iniziativa si colloca all’interno di un contesto più ampio di sforzi per rivitalizzare il mercato dei capitali, che include un manifesto per lo sviluppo del mercato, un fondo dei fondi gestito da Cdp per supportare le PMI quotate, semplificazioni regolamentari e la riforma del Testo Unico della Finanza (Tuf).

Le proposte nascono anche dalla persistente scarsità di nuove quotazioni e dalla bassa incidenza degli investimenti diretti in azioni da parte delle famiglie italiane, che risultano inferiori rispetto al PIL, mentre gli investimenti obbligazionari, in particolare in titoli di Stato, continuano a rappresentare una quota significativa.

Il primo intervento suggerito riguarda i conti di risparmio e investimento (SIA, Savings & Investments Accounts), per i quali sono previsti due possibili trattamenti fiscali. La modalità più semplice prevede una tassazione minima dello 0,7% annuo sul valore medio dell’investimento, in alternativa alle imposte su capital gain e dividendi. Inoltre, è proposta l’esenzione dall’imposta di successione, simile a quanto già previsto per Buoni Ordinari del Tesoro (BoT) e Buoni del Tesoro Poliennali (BTp).

Per accedere a questa semplificazione, i conti devono avere almeno il 70% degli investimenti in azioni italiane e europee, essere investiti direttamente o tramite fondi, e avere importi calibrati al risparmiatore: fino a 50mila euro per il primo anno, con incrementi annuali di 20mila euro fino a un massimo di 200mila euro, senza vincoli temporali. La gestione fiscale del conto sarebbe a carico dell’intermediario. È prevista anche una franchigia esentasse per i primi 10mila euro di investimento, elevata a 20mila euro per i giovani fino a 35 anni.

Un secondo elemento del dossier mira a rendere il cosiddetto bonus IPO più esteso e strutturale. Attualmente riservato alle imprese con fatturato fino a 50 milioni di euro, la proposta prevede di estendere il sostegno, tramite crediti d’imposta, anche alle imprese con capitalizzazione di mercato fino a 1 miliardo di euro. Questo sostegno coprirebbe non solo parte delle spese iniziali di quotazione, ma anche i costi successivi legati alla permanenza in listino, facilitando il passaggio tra segmenti di mercato, come dal segmento growth al circuito principale.

Infine, sul fronte delle ricapitalizzazioni, si propone di introdurre agevolazioni fiscali sia per gli investitori in azioni di nuova emissione, mediante crediti d’imposta, sia per le imprese, tramite meccanismi di deduzione dalle imposte societarie per alcuni anni dopo la ricapitalizzazione. L’obiettivo complessivo è quello di avvicinare il trattamento fiscale della raccolta di risorse sul mercato azionario a quello del debito, i cui interessi godono della deducibilità fiscale, per connettere più efficacemente risparmio e economia reale.