In Breve
- Qual è l'obiettivo della manovra 2027?
- Evitare nuovi deficit e cercare coperture per misure fiscali.
- Quali sono i principali pilastri della manovra?
- Tassazione per i giovani, estensione dell'aliquota Irpef e misure per la casa.
- Qual è la pressione fiscale prevista per il 2026?
- La pressione fiscale è stimata al 43%.
Il Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp) per il 2027 ha delineato un quadro economico che non consente ulteriori deficit, costringendo il governo italiano a cercare coperture per le misure fiscali e gli aiuti ai giovani. La manovra si basa su tre pilastri principali: l’introduzione di una tassazione d’ingresso per i giovani, l’estensione della fascia Irpef al 33% e misure per la casa.
Il contesto economico è reso complesso dalla fine della procedura d’infrazione da parte dell’Unione Europea, dalla crisi energetica e dalle turbolenze sui mercati, con un debito pubblico che supera il 138% del PIL. Le proposte di intervento presentano costi variabili: l’abolizione del bollo auto richiederebbe circa 5 miliardi per una stabilizzazione triennale, dopo i 2,3 miliardi già stanziati per il 2027 e sostenuti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr).
Portare la soglia dell’aliquota Irpef al 33% da 50.000 a 60.000 euro costerebbe circa 2,5 miliardi, cifra che Antonio Misiani ha definito “poco meno di quanto verrebbe sottratto dal drenaggio fiscale dovuto all’inflazione”. La conferma della tassa piatta sugli aumenti contrattuali, sulle festività e sulla produttività vale 2,6 miliardi, mentre l’aliquota al 5% per i neoassunti sotto i 35 anni è stimata intorno a 350 milioni.
L’uscita a 64 anni peserebbe circa 1,6 miliardi l’anno e l’estensione della flat tax alle partite IVA fino a 100.000 euro appare meno realistica nel contesto attuale. Gli adeguamenti pensionistici all’inflazione rimangono una variabile cruciale: i sindacati hanno segnalato un possibile drenaggio fiscale stimato tra 3,4 e 8 miliardi, da sommare ai 30 miliardi che la Cgil valuta siano costati ai lavoratori tra il 2022 e il 2025.
La spesa per interessi supererà i 100 miliardi nel 2027, e il tracciato della spesa netta del Patto di stabilità non consente ulteriori deficit per quell’anno. Ciò comporta il rischio di dover finanziare le misure con coperture integrali; il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha richiamato a una “maggiore attenzione”. Se il bilancio del 2027 rimarrà neutro, gli spazi disponibili per il 2028 e il 2029 potrebbero salire a circa 3,5 miliardi e 6,5 miliardi rispettivamente, per un totale di circa 10 miliardi, condizionando il calendario degli interventi e spingendo a ripartire gli impegni su più anni.
Il governo mira a ottenere dall’Unione Europea, tramite la clausola di salvaguardia nazionale, 14,4 miliardi di extra-deficit fra il 2027 e il 2028 per l’energia e altrettanti per la difesa. Le risorse energetiche dovrebbero coprire famiglie, studenti, imprese, pubblica amministrazione e infrastrutture, con possibili destinazioni a trasporto pubblico per gli studenti, incentivi per rinnovabili, decarbonizzazione, ecobonus e rete di colonnine.
Tra le alternative per reperire risorse ci sono i tagli alla spesa o maggiori entrate: sul tavolo ci sono la tassazione degli extraprofitti, con posizioni divergenti tra i partiti, e un eventuale ulteriore aumento delle accise sui tabacchi. Il Dpfp segnala una pressione fiscale al 43% nel 2026. Il documento porta dunque a concentrare gli interventi a più alto moltiplicatore, legandoli alle clausole europee su energia e difesa e distribuendo il resto sul biennio, condizione che richiede coperture certe e la definizione di priorità che tengano insieme giovani, lavoro e competitività.
Aurelio Regina ha osservato che “aiutare le famiglie è necessario” e che ridurre le bollette delle imprese “deve essere una priorità”.
